Raffaella Scarpa
La grammatica della menzogna
Perché si mente? Non per tradire la realtà, ma per renderla compatibile con il proprio limite di accettabilità. Mentiamo ogni volta che la verità produrrebbe una perdita, una frattura o un danno. La menzogna si esprime nella sua forma piena solo nel linguaggio, là dove il falso diventa verificabile: omissioni, attenuazioni, riformulazioni e costruzioni alternative si rivelano modalità regolari con cui il soggetto interviene sul reale. Le manifestazioni extralinguistiche possono solo ampliare il fenomeno. Il falso, dunque, non sostituisce il vero per negarlo, ma per correggerne gli effetti. Da ciò deriva la tesi centrale del volume: la menzogna è, in fondo, una tecnica di sopravvivenza, adottata per impedire che la verità produca ciò che il soggetto non è in grado di sostenere. L’autrice ne offre conferma grazie all’analisi di un ampio corpus di testi mendaci eterogenei che si costituiscono a vario titolo intorno a una finzione – false testimonianze, deliri, simulazioni, giochi di ruolo –, esaminati non per la loro natura deviante, ma per la capacità di rendere visibili operazioni di costruzione del falso. In essi ricorrono sempre le stesse procedure: riduzione di ciò che eccede, sostituzione di ciò che manca, costruzione di ciò che avrebbe potuto essere, deviazione da ciò che danneggerebbe. Il libro sposta così il fuoco dall’inganno alla necessità: la menzogna emerge come modalità fondamentale attraverso cui il soggetto rimodula il reale per conformarlo a ciò che avrebbe potuto o dovuto essere, l’estremo strumento che il linguaggio fornisce quando la verità, da sola, non basta.
Perché si mente? Non per tradire la realtà, ma per renderla compatibile con il proprio limite di accettabilità. Mentiamo ogni volta che la verità produrrebbe una perdita, una frattura o un danno. La menzogna si esprime nella sua forma piena solo nel linguaggio, là dove il falso diventa verificabile: omissioni, attenuazioni, riformulazioni e costruzioni alternative si rivelano modalità regolari con cui il soggetto interviene sul reale. Le manifestazioni extralinguistiche possono solo ampliare il fenomeno. Il falso, dunque, non sostituisce il vero per negarlo, ma per correggerne gli effetti. Da ciò deriva la tesi centrale del volume: la menzogna è, in fondo, una tecnica di sopravvivenza, adottata per impedire che la verità produca ciò che il soggetto non è in grado di sostenere. L’autrice ne offre conferma grazie all’analisi di un ampio corpus di testi mendaci eterogenei che si costituiscono a vario titolo intorno a una finzione – false testimonianze, deliri, simulazioni, giochi di ruolo –, esaminati non per la loro natura deviante, ma per la capacità di rendere visibili operazioni di costruzione del falso. In essi ricorrono sempre le stesse procedure: riduzione di ciò che eccede, sostituzione di ciò che manca, costruzione di ciò che avrebbe potuto essere, deviazione da ciò che danneggerebbe. Il libro sposta così il fuoco dall’inganno alla necessità: la menzogna emerge come modalità fondamentale attraverso cui il soggetto rimodula il reale per conformarlo a ciò che avrebbe potuto o dovuto essere, l’estremo strumento che il linguaggio fornisce quando la verità, da sola, non basta.
Gli autori
Raffaella Scarpa
Raffaella Scarpa insegna Linguistica medica e clinica all’Università di Torino. Si occupa di psicopatologia del linguaggio, storia della lingua della medicina, stilistica. Tra gli altri lavori, ha curato i volumi Le lingue della malattia. Prima serie e Seconda serie (Mimesis, 2016 e 2024). Treccani ha pubblicato in questa stessa collana Lo stile dell’abuso. Violenza domestica e linguaggio (2021; nuova edizione 2024).



